sabato 14 giugno 2014

Il violinista prodigio, la follia, l'euristica



Josef Hassid (Józef Chasyd) nacque a Suwalki,

in Polonia, il 28 dicembre del 1923 e morì all'Ospedale Psichiatrico Longrove di Epsom, nel Regno Unito, il 7 novembre 1950, 17 giorni dopo un intervento di leucotomia prefrontale bilaterale. 

Era il secondo di quattro figli, la nascita e lo sviluppo psicomotorio furono regolari; non aveva una storia familiare di malattie mentali. La madre morì in un'epidemia di tifo quando Josef aveva 10 anni. Fu il padre, Owsiej, ad occuparsi della sua educazionje. A 8 anni leggeva quotidianamente alcuni giornali, mostrando passione per la politica. Secondo il padre, “ha sempre avuto una mente molto razionale, del tutto diversa da quella di un bambino” e, tuttavia, si mostrava “molto ostinato e occorreva soddisfare tutte le sue richieste”.

A 10 anni aveva già un grande talento come violinista ed entrò all'Accademia Chopin di Varsavia, ancora ai giorni nostri la più antica e grande scuola di musica della Polonia.
Nel 1938 Josef andò a Londra, accompagnato dal padre, su invito del violinista e virtuoso ungherese Carl Flesch e con lui continuò lo studio delle tecniche musicali e interpretative. Nelle sue memorie Flesch riportò il commento del virtuoso Fritz Kreisler “un violinista come Heifetz nasce ogni cent'anni, uno come Hassid ogni 200 anni”.

A causa dello scoppio della I guerra mondiale non poté fare ritorno in Polonia e a Londra diede numerosi concerti e recital - alcuni trasmessi dalla BBC - e fece alcune registrazioni per la HMV.
Nel 1941 cominciò a manifestare paura del palcoscenico, vagabondava per le strade, rideva inappropriatamente, si cambiava spesso d'abito e negava di essere l'interprete delle sue registrazioni.

In un articolo del 1997, Anthony Feinstein descrive accuratamente la storia clinica successiva di Josef Hassid, per fare chiarezza al di là “del mito e delle chiacchiere” e dopo aver consultato le note cliniche originali. L'articolo rappresenta anche una breve sintesi dei trattamenti psichiatrici dell'epoca, prima dell'introduzione degli psicofarmaci.

Il 19 giugno del 1941 a quasi 18 anni, Josef fu ricoverato all'Ospedale St. Andrew di Northampton inizialmente a carico dell'impresario Harold Holt, successivamente con il contributo economico di amici e ammiratori. In una lettera al Dottor Thomas Tennant, Holt raccomandava “...è a dir poco un genio del violino e di tale eccezionale qualità […] Voglio che non sia risparmiato alcuno sforzo nel tentativo di salvarlo per il mondo”.
Durante il ricovero Josef presentò tendenza all'isolamento, smorfie e pose bizzare, deliri persecutori e allucinazioni uditive. Nel mese di ottobre, alla chiamata al servizio militare nelle forze militari polacche, fu esonerato con la diagnosi di schizofrenia.

La terapia al St. Andrew fu l'induzione di 60 coma insulinici in un periodo di 3 mesi, senza alcun beneficio. Da novembre iniziò la terapia elettroconvulsiva e dopo 20 trattamenti mostrò un lieve miglioramento, riprese a suonare il violino. Il ricovero proseguì e fino all'aprile del 1942 furono applicati altri 25 trattamenti elettroconvulsivi. Il 2 maggio tornò a Londra con il padre e Holt. Pochi mesi dopo, il 9 dicembre, fu ricoverato in una clinica di Hillingdon e sottoposto ad altre induzioni di coma insulinico senza benefici. A luglio del 1943 fu trasferito all'Ospedale Longrove di Epsom, dove venne descritto come cupo, indifferente, disorganizzato nel'eloquio,
disorientato nello spazio, sospettoso e delirante. La diagnosi fu di demenza precoce. Nel giugno del 1943 Carl Flesch, in esilio in Svizzera, scriveva: “fai tutto il possibile per quanto è nella tua forza di volontà per guarire. Un grande artista come te deve al mondo il suo ritorno all'attività”. Ma negli anni successivi l'interesse di Josef per la musica declinò mentre non mutava la gravità della condizione clinica. Nell'ottobre del 1950 fu sottoposto a una leucotomia prefrontale bilaterale da Julian Taylor. Dopo cinque giorni mostrò i segni di un'infezione cerebrale. Fu rioperato il 2 novembre per l'aspirazione dell'area infetta. Le sue condizioni continuarono a peggiorare fino alla morte, avvenuta il 7 novembre. La relazione dell'esame autoptico attribuì la morte ad evento avverso per “meningite suppurativa da Bacillus pyocyaneus a seguito di leucotomia prefrontale effettuata per il trattamento di demenza precoce e schizofrenia”.

Come riportato da Feinstein, dei 10.000 casi di psicochirugia effettuati nel Regno Unito negli anni 1943-54, i 2/3 avevano una diagnosi di schizofrenia e di questi solo il 18% mostrò un miglioramento clinico significativo post-chirurgico, mentre il tasso di mortalità era del 3%.

La storia di Josef Hassid è prima straordinaria, poi drammatica, come era all'epoca la cura della schizofrenia.
Si presta alle narrazioni mitologiche di genio e follia.
Un genere letterario, più aneddotico che scientifico - pur tuttavia seguito da molti psicologi e psichiatri - che ha avuto non poche conseguenze sulla diagnosi precoce, sulla terapia e sulla conoscenza diffusa della malattia mentale.

Il bias di fondo è l'euristica della disponibilità. Le euristiche sono un esempio di pensiero veloce che mettiamo in atto quotidianamente quando dobbiamo trarre conclusioni o prendere decisioni nell'incertezza. Come espresso da Tversky e Kahneman nel 1973, la disponibilità usa la forza di un'associazione come base del giudizio di frequenza di un evento.
Dal momento che è più probabile siano raccontati i casi di “genio e follia”, tendiamo a sovrastimare la probabilità che si manifesti l'associazione tra eccezionale talento e patologia mentale.
Molti studi hanno dimostrato che la concomitanza tra due variabili binarie - come quella tra un sintomo e una malattia - è giudicata dalla frequenza con cui questi si verificano in associazione, con un'attenzione scarsa o nulla per i casi in cui il sintomo o la malattia non è presente.”

Probabilmente Josef Hassid è molto più noto di una straordinaria ottantacinquenne, Ida Haendel, che smentisce tutte le associazioni e gli stereotipi veloci e ne condivide la storia, almeno fino ai primi anni londinesi.
Nata nel 1928 a Chelm, in Polonia, a 3 anni prese il violino del padre e riprodusse una melodia che la madre aveva appena finito di cantare. Nel 1936 tutta la famiglia si trasferì prima a Varsavia dove Ida studiò all'Accademia Chopin e pochi mesi dopo a Londra dove fu allieva di Carl Flesch. Come ricordava Ida Haendel in un'intervista a Carlo Vitali nel 2011 “fra il ’35 e il ’39, si stavano formando con lui la francese Ginette Neveu [che morì in un incidente aereo nel 1949] e il polacco Josef Hassid”. Paradossalmente, è una leggenda vivente del violino in splendida attività, ricordata e ascoltata da pochi. Suona uno Stradivari del 1699...
Nel 2004 Paul Choen ne ha scritto e diretto un documentario I am the Violin.

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