domenica 18 febbraio 2018

Le origini di Wonder Woman: gli psicologi statunitensi, una macchina della verità e un ménage à trois.



L'anno scorso abbiamo visto il bel film Wonder Woman di Petty Jenkins, con protagonista Gal Gadot.
Dopo pochi mesi è uscito Professor Marston and the Wonder Women, di Angela Robinson, che celebra William Moulton Marston, il creatore di Wonder Woman.

Racconta la vita dello psicologo rampante che provò ad essere un avvocato, uno scienziato, un consulente cinematografico a Hollywood, un personaggio della pubblicità, uno scrittore, un anticonformista, un compagno per due donne (che continuarono a vivere insieme per il resto delle loro vite) e il padre di quattro figli.



Il film è incentrato sulla relazione a tre tra William Marston, la moglie Elizabeth Holloway e l'amante Olive Byrne, sulla macchina della verità di cui Marston si era autoproclamato scopritore e sulla creazione del primo fumetto di supereroi la cui protagonista era una donna – Wonder Woman. A dire il vero la regista indugia lungamente sulle relazioni sessuali tra i tre e su non confermate pratiche di bondage, tralasciando del tutto il contesto storico che mutò drammaticamente nel corso della vita di Marston. In più, incredibilmente, quando Marston rivela alla moglie l'idea di un fumetto con una protagonista femminile, ne ha una risposta nient'affatto entusiasta: non avrà alcun successo. Eppure, Wonder Woman nasceva proprio come omaggio a Holloway e Byrne, due donne che incarnavano le rivendicazioni femministe dell'epoca, e racchiudeva le caratteristiche di entrambe. Ancora più grave l'attribuire le catene e le corde presenti nel fumetto alle pratiche sessuali tra l'autore e le due anonime coautrici, dimenticando clamorosamente che ai primi del 1900 erano le suffragiste a incatenarsi per rivendicare il diritto delle donne al voto.



Marston creò una Wonder Woman che lottava per i diritti delle donne e che aveva come unico punto debole la perdita della sua forza straordinaria quando veniva incatenata da un uomo.
Wonder Woman! Sta mettendo sottosopra il mondo degli uomini
Wonder Woman, Wonder Woman! She’s turning this man’s world topsy-turvy!”

Nel 2014 la storica Jill Lepore ha ricostruito la vita di Marston e le molteplici storie che ad essa sono intrecciate - dal contesto familiare più privato a quello scientifico, politico e sociale - nel libro The Secret History of Wonder Woman.


William Moulton Marston (1893-1947), studiò ad Harvard e ottenne il dottorato in Psicologia nel 1921. Insegnò all'Università di Washington e poi alla Tuft di Medford. Nel 1915 costruì un poligrafo per misurare la pressione arteriosa sistolica, che ipotizzava fosse un indice della variazione nelle reazioni emotive di un soggetto ad una serie di domande. Marston si proclamava pubblicamente inventore della macchina della verità che, però, ebbe diversi sviluppatori, tra i quali Vittorio Benussi che nel 1914 costruì un pneumografo per misurare le variazioni respiratorie dei testimoni in situazioni di verità e menzogna. Il laboratorio di psicologia però a Marston non bastava e così si impegnò ad applicare le sue ricerche a casi di rilevanza pubblica e a collaborare con istituzioni governative.



Nel 1922 fu interpellato nel processo a carico di James Alphonso Frye, accusato di aver ucciso un noto medico. Fu il primo processo in cui veniva portata in tribunale la prova scientifica ed ebbe grande risonanza sui mezzi di comunicazione. Frye aveva inizialmente confessato il delitto ma successivamente ritrattò. Per i due giovani avvocati difensori, Mattingly e Wood, Frye era innocente e tentarono di tutto per sottrarlo alla pena di morte. Allo scopo, contattarono Marston, al quale fu consentito di portare in prigione la sua macchina della verità. In realtà la cosa non fu difficile: Mattingly e Frye erano studenti di Marston e partecipavano agli esperimenti nel suo laboratorio. Secondo i risultati della macchina della verità, Frye inizialmente aveva mentito e, quindi, la sua confessione era da considerarsi inattendibile. Il giudice McCoy non accettò i risultati della macchina della verità perché non c'erano ancora prove sufficienti della sua affidabilità. Al processo d'appello del 1922, il nuovo giudice, pur non ammettendo i risultati della macchina, tenne conto delle argomentazioni scientifiche e Frye fu salvato dalla pena di morte: condannato all'ergastolo, uscì di prigione dopo 18 anni. Nelle parole di Marston “il test gli ha senza dubbio salvato la vita”.

La macchina della verità dopo quel processo fu ammessa come prova nei tribunali statunitensi e, usata in modo indiscriminato, vi è rimasta fino al 2003, quando l'Accademia delle Scienze in uno specifico rapporto definì la gran parte della ricerca sulle applicazioni del poligrafo "inaffidabile, non scientifica e pregiudiziale". 

Il 6 marzo 1923, ad alcuni giorni dalla conclusione del processo di appello per Frye, Marston fu arrestato per truffa nel caso di bancarotta di una società creata con due collaboratori. Non ci fu il processo ma lo scandalo – l'inventore della macchina della verità arrestato per falso! - gli costò i rapporti con il Dipartimento di Psicologia e l'insegnamento universitario. Diede allora avvio a una serie di altre avventure professionali, da solo o con collaboratori, che ebbero alterne fortune.
Nel 1938, ad esempio, fu protagonista della pubblicità dei rasoi Gillette, affermandone la maggiore qualità, senza sufficiente validità scientifica: “9 uomini su 10 testati dal Dottor Marston preferiscono i rasoi Gillette”.
Fu poi consulente a Hollywood, dove le sue teorie furono riferimento per i film Frankenstein (1931), Dracula (1931) e L'uomo invisibile (1933). Alla proiezione del film Dottor Jekyll e Mister Hyde (1931) testò la reazione del pubblico, misurando con degli appositi polsini la pressione arteriosa sistolica degli spettatori.
Per Marston, "nessuna sceneggiatura di successo può avere un contenuto emotivo universale a meno che non sia fortemente condita con l'erotismo” - nel quale eccede proprio il film a lui dedicato. Gli sceneggiatori dovevano quindi conoscere la psicologia di genere e applicare le sue leggi sulle emozioni alla costruzione delle storie, a seconda del pubblico al quale erano destinate.

Elizabeth Holloway Marston (1893-1993) studiò psicologia e giurisprudenza. Nel 1915 sposò Marston e collaborò in modo attivo alle ricerche con la macchina della verità. Lavorò inizialmente in ambito universitario, poi come segretaria, redattrice e consulente assicurativa. Rappresentò la sicurezza economica della famiglia allargata e andò in pensione nel 1958 quando tutti e quattro i ragazzi Marston erano all'università.

Olive Byrne (1904-1985), studiò psicologia alla Radcliffe, la sezione femminile dell'Università di Harvard ed ebbe Marston come professore. Era figlia dell'attivista femminista Ethel Byrne e nipote di Margaret Sanger. Nel 1926 fu ammessa al dottorato in psicologia dell'università Columbia. Quando andò a vivere con i Marston, si occupò principalmente della crescita dei suoi due figli e dei due figli di Elizabeth. Successivamente, collaborò con una rivista.



Il ménage non conformista e segreto dei tre si consolidò a partire dal 1925 e ad essi spesso si univa per lunghi periodi una zia di Marston.
Per la gente, la versione era diversa: Byrne era rimasta vedova e i Marston si erano offerti di aiutarla in cambio dell'aiuto in casa e con i bambini.

Olive Byrne e Elizabeth Holloway Marston

Ethel Byrne (1895-1957), sorella più giovane di Margaret Sanger. Nel 1911 dopo un matrimonio fallito, lasciò i due figli alle cure dei genitori (Olive fu portata in convento) e si trasferì a New York, dove diventò infermiera, seguì le campagne femministe della sorella e convisse con lo scrittore Robert Parker. Nell'ottobre del 1916 aprì, assieme a Sanger, la prima clinica per il controllo delle nascite a Brooklyn. Le sorelle furono arrestate assieme a una collaboratrice e al processo, Byrne fu condannata a trenta giorni di reclusione nella prigione delle isole di Blackwell. Per protesta, iniziò uno sciopero della fame e della sete. Perse coscienza e i medici intervennero: fu la prima persona in un carcere degli Stati Uniti ad essere alimentata con la forza attraverso un sondino. Non accettò questa prevaricazione né la successiva liberazione ottenuta grazie all'intervento della sorella e di altre donne e da allora si allontanò dalla partecipazione attiva al movimento per il controllo delle nascite, che pure aveva ottenuto una grande pubblicità dal suo caso.

Margaret Sanger (1879-1966), infermiera e attivista, fu pioniera nell'introduzione dei metodi contraccettivi. Nel 1914, con l'aiuto della sorella Ethel, iniziò la pubblicazione di un mensile femminista, nel quale coniò il termine “birth control” - controllo delle nascite. Nel 1921 fondò la Lega americana di controllo delle nascite, dalla quale si dimise sei anni dopo a seguito di conflitti interni.
Nel 1929, Sanger costituì il Comitato nazionale sulla legislazione federale per il controllo delle nascite, nel 1937 fu nominata presidente del nuovo Consiglio americano per il controllo delle nascite che voleva unire le due associazioni in cui si era scisso il movimento e nel 1948 contribuì a fondare il Comitato internazionale di Planned Parenthood, che nella sua evoluzione divenne la più grande organizzazione non governativa di salute pubblica e pianificazione familiare.


Tra i lettori delle numerose pubblicazioni di Margaret Sanger, c'erano i coniugi Marston, che nel 1920 studiavano psicologia alle università di Harvard e a quella femminile di Radcliffe. Seguivano gli stessi corsi, con gli stessi professori ma le donne non potevano laurearsi ad Harvard.

Marston studiava le differenze nelle reazioni emotive tra donne e uomini ma, al contrario dei pionieri della psicologia scientifica dell'epoca, aveva un intento non discriminatorio, valorizzando in alcuni casi la migliore capacità decisionale delle donne.
Hugo Münsterberg che insegnò anche all'università femminile di Radcliffe oltre che ad Harvard, era un oppositore sia dell'istruzione femminile sia del voto alle donne. Per quanto ci fossero delle scienziate che avevano pubblicato studi degni di nota, si trattava di eccezioni, perché è l'inclinazione ad apprendere più che a produrre, la più diffusa nella grande massa femminile. Questa capacità di apprendere giustifica l'istruzione femminile all'unico scopo di nobilitare il matrimonio.
Lewis Terman, oltre a contribuire allo sviluppo dei test di intelligenza, inventò una misura che individuasse la mascolinità e la femminilità, considerando devianti tutti i casi che si discostassero dalla media. Per il comportamentista John B. Watson, il femminismo stesso era una devianza: la femminista era una donna che non riusciva ad accettare di non essere un uomo.

In questo contesto, anche scientifico, la creazione di un fumetto con una protagonista femminile era rivoluzionaria.



Marston ricevette anche una lettera di raccomandazione all'ufficio del personale di Harvard da un altro importante psicologo, Albert Poffenberger "Ha fatto un'ottima impressione sia nel suo insegnamento che nel rapporto con gli studenti. Oltre alle attività nel nostro dipartimento, ha condotto una serie di ricerche minori. […] non abbiamo un posto adatto a lui. Le qualità del Dottor Marston garantiscono una posizione insolitamente buona a mio parere”.


Wonder Woman nasce nel 1941 - Superman era nato nel 1938 e Batman nel 1939 - e nel 1942 ha un intero fumetto a lei dedicato che riscuote un grande successo.



Nelle varie strisce ci sono molti riferimenti alla biografia dei Marston e agli eventi dell'epoca.
C'è la vita delle studentesse nelle università femminili, la macchina della verità e il terribile Duca della menzogna, l'auspicio di una donna presidente, il nemico Dottor Psycho, un professore di psicologia che vuole riportare le donne americane alla schiavitù, alle catene e alla cattività, ecc.

 Il quartier generale del Duca dell'inganno, il signore dei bugiardi, dove centinaia di schiavi lavorano giorno e notte scrivendo trame, inganni, propaganda e ... fake news
 - Wonder Woman n.2, 1942 (il "LieOMeter" è la macchina della verità)

Ogni numero aveva anche una rubrica dedicata alle biografie di scienziate, scrittrici, atlete, infermiere e altre donne che in quegli anni si distinguevano per le loro attività.

Per Marston, Wonder Woman rappresentava una propaganda psicologica per un nuovo modello di donna che avrebbe governato il mondo. Il suo intento era di combattere l'idea che le donne fossero inferiori agli uomini e di ispirare le ragazze ad avere fiducia in sé e nei traguardi da raggiungere nelle professioni monopolizzate dagli uomini.
 

Non gli venne però mai l'idea che potesse disegnarla una donna, come suggerisce Jill Lepore.


Ben presto i fumetti entrarono nel dibattito pubblico, ebbene sì, come oggi i videogiochi e gli altri prodotti digitali.
Ci furono i sostenitori, come Lauretta Bender e Reginald Lourie, che nel 1941 condussero uno studio – The Effect of Comic Books on the Ideology of Children – per capire se i fumetti determinassero un aumento di ansia e aggressività nei bambini. In realtà, sostennero, i fumetti portavano a vivere con la fantasia e con il gioco l'aggressività, riducendone le sue manifestazioni nella realtà. Per loro i fumetti rappresentavano il folklore dell'epoca, come lo erano state la mitologia e le favole, venivano spontaneamente concessi e ricevuti dai bambini e servivano allo stesso tempo come mezzo per aiutarli a risolvere i problemi individuali e sociali.


Ci furono i detrattori, come lo scrittore Sterling North, che fece partire una crociata anti-fumetti con un articolo dal titolo Disgrazia nazionale (1940).
Seguirono gli attacchi feroci del gesuita Walter J. Ong, secondo il quale Superman e Wonder Woman avevano molto in comune con il Terzo Reich, il paganesimo e il totalitarismo.
A lui si aggiunse lo psichiatra Fredric Wertham che organizzò un simposio dal titolo La psicopatologia dei fumetti, durante il quale Gershon Legman attaccò sia William Marston, per aver creato, in Wonder Woman, una donna mezza nuda che lincia le sue vittime, sia Lauretta Bender, per aver dato una giustificazione psichiatrica alla produzione dei fumetti.



Ci fu anche uno scontro diretto tra Lauretta Bender e Fredric Wertham. Bender affermava che l'unica relazione tra fumetti e delinquenza era positiva: per i bambini, i fumetti rappresentavano una forma di risoluzione dei conflitti, della confusione, della frustrazione e dell'ansia e costituivano quindi una via per canalizzare l'aggressività. Per Bender, se c'era qualcosa nella cultura popolare americana che influenzasse negativamente le ragazze, non era Wonder Woman ma Walt Disney, dato che nei suoi film le madri venivano sempre uccise o mandate in manicomio.
Wertham era ossessionato dalle perversioni dei tre supereroi – Superman, Batman e Wonder Woman – tanto da ritenerli una forma speciale di fumetto criminale. In particolare, sosteneva che i fumetti promuovessero lo sfruttamento sessuale delle donne, il razzismo, la supremazia delle armi ma più di tutto l'omosessualità.


Poi arrivò la guerra, le donne tornarono nelle case e i loro diritti furono messi a tacere. Gli omosessuali furono perseguitati e per identificarli negli uffici della FBI fu collocata una macchina della verità.


Bisognerà aspettare il 1970 per riscoprire tutte le Wonder Woman e i loro sostenitori che erano stati protagonisti di un'epoca di battaglie straordinarie contro i pregiudizi e per ricominciare a lottare.