domenica 11 ottobre 2020

Lo scetticismo verso la Psicologia come scienza e come affrontarlo: l’inestimabile contributo di Scott Lilienfeld



Qualche giorno fa è arrivata la notizia della morte per un tumore al pancreas dello psicologo statunitense Scott Lilienfeld che ha contribuito instancabilmente e con pubblicazioni ampiamente documentate a richiamare la nostra disciplina alle evidenze scientifiche, dalla ricerca di base alla clinica. Oltre a essere un’autorità nello scardinare le pseudoscienze in psicologia è stato uno studioso di riferimento sulla psicopatia.

 Ieri, 10 ottobre, era la giornata nazionale della Psicologia: un’occasione per riprendere un suo articolo del 2011 su American Psychologist rivolto a spiegare come mai molte persone percepiscano lo studio del comportamento umano come non scientifico.

Lilienfeld elenca 6 critiche comuni alla psicologia come scienza (per ciascuna argomenta la corrispondente confutazione dimostrandone l’infondatezza):

“La psicologia è solo buon senso"

"La psicologia non utilizza metodi scientifici"

"La psicologia non può fare generalizzazioni significative perché ciascuno di noi è unico"

"La psicologia non produce risultati replicabili"

"La psicologia non può fare previsioni precise"

"La psicologia non è utile alla società"


Per Lilienfeld lo scetticismo pubblico verso la psicologia deriva da 8 fonti:

- L'incapacità della psicologia di vigilare su sé stessa (mantenendo nella sua area pratiche pseudoscientifiche)

- Il volto pubblico problematico della psicologia (se pensiamo a tutti quegli psicologi che sui media danno un’immagine solo parziale, banalizzata, anti-etica, antiscientifica della psicologia)

- La confusione tra psicologi e psicoterapeuti (questi ultimi sono solo una minima parte di chi si occupa di psicologia e non tutti gli psicologi si occupano di cura, tra questi, ad es., gli psicologi del lavoro e delle organizzazioni)

- La distorsione del senno di poi (svalutare le ipotesi e le conclusioni raggiunte da psicologi dicendo che ci si era arrivati da soli, appunto, col senno di poi)

- L'illusione della comprensibilità (la convinzione che la psicologia sia più facile e immediata delle altre scienze)

- Il riduzionismo avaro (deriva dalla semplificazione eccessiva della realtà, limitandosi, per avarizia cognitiva, a spiegazioni parsimoniose)

- La scusa dell'impotenza scientifica (quando le prove scientifiche mettono a dura prova i propri pregiudizi, a volte si è disposti a cambiare le proprie convinzioni, ma il più delle volte si respingono le prove con tanti saluti a tutto l’approccio scientifico)

- L'incapacità di distinguere la ricerca di base dalla ricerca applicata (può far pensare erroneamente che alcune aree della psicologia non abbiano un’utilità e quindi, ad es., non vadano finanziate).


Lilienfeld si interroga di continuo su quanto di questo scetticismo sia dovuto agli stessi psicologi che, innanzi tutto, dovrebbero guardarsi bene dal sentirsi vittime di un pubblico malinteso.

“Almeno una parte della reputazione negativa della psicologia sembra essere meritata, poiché ampie aree, specialmente quelle relative alla psicoterapia, rimangono impantanate in pratiche non scientifiche”.

Le indicazioni sono allora di sfruttare lo scetticismo pubblico come un'opportunità per “diventare comunicatori più efficaci della scienza psicologica”. “Lo scetticismo verso la psicologia può fornirci quello slancio così necessario a mettere in ordine la nostra casa clinica e a vagliare gli elementi della nostra professione che sono scientificamente dubbi, alcuni dei quali hanno offuscato la nostra credibilità. A questo proposito, lo scetticismo pubblico può essere un barometro imperfetto ma nondimeno informativo dello status scientifico della nostra disciplina”.

 


Ho citato alcuni importanti lavori di Lilienfeld nei seguenti post:

-      La paralisi del sonno tra mito e scienza, del 5 ottobre, pubblicato su Queryonline;

-      Una selezione di grandi miti sullo sviluppo del bambino. Parte prima, del 12 aprile 2015;

-      L'effetto luna piena e la seconda traccia di Cut the World, del 26 ottobre 2015.


Infine, una selezione tra le altre pubblicazioni rilevanti per le scienze psicologiche:

- sulle scarse evidenze empiriche a supporto del test di Rorschach e di altre tecniche proiettive, 2000;

- sui danni che possono causare i trattamenti psicologici, 2007;

- sulle pratiche pseudoscientifiche della psicologia dell’educazione, 2011;

- sulle resistenze della psicologia clinica alle pratiche basate sull’evidenza, 2013;

- sulla fallacia dell’ipotesi che le dipendenze derivino da un’alterazione patologica del cervello, 2014;

- sui termini e le espressioni ambigue da non usare in psicologia e psichiatria, 2015.


Scott Lilienfeld ci ha lasciato molto materiale su cui continuare a studiare per agire, ora sta a noi psicologhe e psicologi riuscire ad onorare il suo lavoro per rendere lo studio del comportamento più rigoroso nella ricerca di base e nelle sue applicazioni e per migliorare la comunicazione dei risultati al pubblico.


Il ricordo di Lilienfeld da parte della comunità psicologica:

Scott Lilienfeld remembered for advancing psychology while embodying kindness, Emory News Center, 1° ottobre

Reflecting on the Life and Legacy of Scott Lilienfeld, Psychology Today, 2 ottobre

Clinical Psychological Science Editor Scott O. Lilienfeld (1960-2020), APS, 5 ottobre