lunedì 3 febbraio 2020

Non è pagella. Uno studio sull’identificazione della plusdotazione cognitiva a scuola



Gli insegnanti sono a contatto ogni giorno con una grande varietà di alunni e studenti e dispongono di diversi parametri di confronto per formarsi un giudizio affidabile su ciascuno di essi ma non è così quando devono identificare una bambina o un ragazzo con plusdotazione cognitiva.



Nel 1926 Leta Hollingworth, psicologa, attivista per i diritti civili e pioniera nello studio dell’intelligenza e dei “gifted” scriveva:


[…] sebbene siano, quindi, probabilmente i migliori giudici che abbiamo, le loro opinioni sono comunque soggette a tutte le cause di errore che affliggono il giudizio umano in generale e sono molto fallaci rispetto ai test scientifici.

L'esperimento ha dimostrato che gli insegnanti differiscono notevolmente l'uno dall'altro nella precisione con cui possono stimare l'intelligenza dei bambini. Il giudizio di alcuni insegnanti è quasi perfetto, mentre all'altro estremo ce ne sono altri che possono selezionare meno del sessanta per cento dei bambini più intelligenti delle loro classi. Di solito l'insegnante è in grado di identificare non più della metà dei bambini molto intelligenti...



I motivi di questi errori di giudizio, per Hollingworth, erano da rintracciare nelle difficoltà a riconoscere gli indizi di un’intelligenza elevata a età diverse e spesso le osservazioni degli insegnanti si concentravano su altre caratteristiche dei ragazzi e delle ragazze come il conformismo, l’obbedienza, l’aspetto fisico e la loquacità.



Per Hollingworth, gli insegnanti sarebbero diventati più abili di quanto non fossero allora nell’identificazione dei bambini plusdotati.



Nella situazione ordinaria della scuola elementare, i bambini con un QI di 140 sprecano metà del loro tempo. Quelli con un QI superiore a 170 sprecano quasi tutto il loro tempo. Avendo poco da fare, come possono questi bambini sviluppare la capacità per sostenere uno sforzo prolungato, il rispetto per il compito o le abitudini di un lavoro stabile? (Hollingworth 1942)





Secondo un lavoro appena pubblicato da Jeroen Lavrijsen e Karine Verschueren dell’università cattolica KU di Lovanio, in Belgio - Student characteristics affecting the recognition of high cognitive ability by teachers and peers - al giorno d’oggi, i giudizi degli insegnanti dipendono più dai risultati scolastici che dalle capacità cognitive di ciascuna alunna o studente, anche quando agli insegnanti viene richiesto di distinguere tra rendimento e abilità.



Difatti, intelligenza (in termini di Quoziente Intellettivo misurato con test standardizzati) e rendimento scolastico per quanto siano moderatamente correlati, non sono la stessa cosa. Diventa quindi possibile non riconoscere le situazioni di sotto-rendimento scolastico che rappresentano una strategia di adattamento di alcuni bambini plusdotati.  Per quieto vivere questi ultimi possono mantenere un rendimento sufficiente ma non conforme alle loro abilità, motivazione, conoscenze, curiosità e rapidità di apprendimento.



Per saperne di più sulla plusdotazione: Piccola guida sulla plusdotazione cognitiva


Lavrijsen e Verschueren hanno chiesto agli insegnanti di indicare per la propria classe gli alunni che ritenevano con elevate capacità cognitive. Non solo, hanno anche chiesto ai compagni di segnalare quale dei propri coetanei secondo loro avesse abilità cognitive superiori. All’indagine hanno partecipato 115 classi per un totale di oltre 2000 studenti al II anno delle scuole medie delle Fiandre.



I risultati hanno dimostrato che:

- la probabilità di essere nominati come studentesse o studenti plusdotati dipendeva dal rendimento scolastico più che dalle abilità cognitive. Questo conferma gli studi precedenti che evidenziano come sia difficile per gli insegnanti distinguere tra intelligenza e prestazione e che il rendimento è considerato come diretta e lineare manifestazione dell’intelligenza.

- la probabilità di essere nominati come plusdotati era più bassa per le ragazze rispetto ai ragazzi, a pari abilità. Anche questo dato conferma la letteratura scientifica sulla sottorappresentazione femminile nei programmi per plusdotati. Le ragioni sono diverse, individuali e contestuali: le ragazze rispetto ai ragazzi tendono ad avere un diverso comportamento in classe, tendono a rendersi meno visibili, le loro abilità tendono ad essere attribuite all’impegno costante e non a doti innate come per i ragazzi.

- la probabilità di essere nominati plusdotati era più bassa se i propri genitori avevano un livello di istruzione medio-basso rispetto a un livello medio-alto, a conferma ulteriore delle ricerche precedenti di una sottorappresentazione di alcune classi socioeconomiche e di alcune minoranze nei programmi per plusdotati. Gli autori aggiungono che questo risultato potrebbe rappresentare un effetto secondario, dovuto al fatto che tali ragazzi tendono ad avere un rendimento più basso rispetto ai coetanei provenienti da un contesto socioculturale medio alto, a pari abilità.

- a parità di altre condizioni, sia gli studenti più impegnati che quelli più disinteressati o annoiati avevano maggiori probabilità di essere nominati come plusdotati. Secondo gli autori questo dato è attribuibile alla tendenza a considerare sia l’elevata motivazione sia l’insoddisfazione come una caratteristica comune ai ragazzi plusdotati.



I risultati ottenuti erano sovrapponibili nei giudizi espressi dagli insegnanti e dai compagni, a dimostrazione che sono in gioco gli stessi processi di valutazione.



Al di là di alcuni limiti dello studio, che conferma molti risultati già presenti in letteratura, gli autori sottolineano l’importanza di una maggiore formazione, affinché gli insegnanti siano in grado con maggiore probabilità di riconoscere le caratteristiche tipiche degli studenti plusdotati, allo scopo di adattare il piano didattico ai bisogni di ciascuno.



In particolare, va dedicata attenzione all’identificazione delle ragazze e degli alunni e studenti che appartengono a minoranze o a strati socioculturali bassi: potrebbero essere ancora più esposti dei loro coetanei alle conseguenze negative che ha la sottovalutazione delle capacità cognitive durante la scuola primaria e secondaria di primo grado sulla continuazione della carriera scolastica, sul perseguimento delle ambizioni individuali e sul benessere psicologico.