sabato 10 novembre 2018

Neuroni specchio delle mie brame



Non passa settimana che non si legga una notizia sui mirabolanti effetti dei neuroni specchio: “dimezzano i tempi per farci guarire da un incidente”, “piattaforma che aiuta i neuroni specchio a risvegliarsi”,”ci permette di capire le azioni degli altri e le intenzioni”.





I neuroni specchio furono scoperti in alcuni macachi durante gli studi sulla corteccia premotoria condotti all'Università di Parma intorno gli anni 1990. Analizzando la risposta dei neuroni specializzati nel controllo dei movimenti della mano attraverso elettrodi intracranici collocati nella regione frontale inferiore del cervello, i ricercatori guidati da Giacomo Rizzolatti trovarono non solo che questi neuroni si attivavano quando la scimmia eseguiva un'azione con l'arto superiore (ad es. afferrare un oggetto) ma anche quando la stessa azione era svolta dallo sperimentatore e soltanto osservata.
Secondo l'interpretazione originaria (Di Pellegrino, Fadiga, Fogassi, Gallese e Rizzolatti 1992), i neuroni della corteccia premotoria rivelano un comune meccanismo di selezione dell'azione, non solo in base alle caratteristiche di uno stimolo ma anche in base allo scopo dell'azione osservata. Questa è l'interpretazione che ha più conferme scientifiche fino ad oggi.
Si trattò di una grande scoperta per le neuroscienze e un promettente campo di future ricerche.

Dal 2000, dopo l'enfatica affermazione del neuroscienziato Vilayanur Ramachandran I neuroni specchio saranno per la psicologia quello che il DNA è stato per la biologia”, gli studi in questo ambito sono aumentati in modo esponenziale. Nella maggior parte dei casi la metodologia è stata messa in discussione e i risultati non hanno retto alle verifiche ma non si sono fermate le narrazioni su queste interessanti cellule motorie.

Ai neuroni specchio sono stati attribuiti i più svariati fenomeni
cognitivi, clinici, sociali e artistici. Tuttavia, c'è un unico studio del 2010 che, attraverso la registrazione dell'attività da elettrodi intracranici, ha dimostrato l'esistenza nell'uomo di neuroni con le stesse proprietà di quelle osservate nel macaco. Molte ipotesi sviluppate sull'onda dell'entusiasmo non sono state confermate dagli studi sperimentali.
Si tratta quindi di un'importante scoperta, in quanto i neuroni specchio sembrano avere un ruolo nell'imitazione di azioni semplici e finalizzate, ma molto deve essere ancora scandagliato sul loro funzionamento e su cosa accade quando non funzionano, ad es. a causa di una lesione.




Due false credenze sui neuroni specchio.


I neuroni specchio sono la base neurologica dell'empatia e delle relazioni interpersonali?

Ci vuole molta cautela a generalizzare risultati sperimentali circoscritti a capacità umane così complesse. In primo luogo, non è stato sufficientemente dimostrato che quello dei neuroni specchio sia anche un sistema di comprensione dell'azione. Riprodurre a livello neurale un'azione è molto diverso dall'immedesimarsi non solo nelle azioni ma addirittura nelle emozioni dell'altro. In secondo luogo, avere i neuroni specchio nei posti giusti non è sufficiente a spiegare come funziona anche solo l'imitazione e, d'altra parte non avere i neuroni specchio non comporta difficoltà a riconoscere e comprendere le azioni degli altri, come accade nei pazienti con aprassia causata da lesioni fronto-parietali che non sono in grado di eseguire quelle stesse azioni. Ridurre la complessità delle relazioni umane a dei piccoli neuroni può essere affascinante per la narrazione creativa e la pubblicità commerciale ma non aiuta a far avanzare la ricerca scientifica.


La scoperta dei neuroni specchio apre nuove frontiere per la cura dell'autismo e delle conseguenze motorie dell'ictus?

Non solo non ci sono prove scientifiche che un danno ai neuroni specchio sia la causa dell'autismo o dell'emiplegia ma tali ipotesi sono state ampiamente smentite. I bambini e gli adulti con disturbo dello spettro autistico sono in grado di imitare e di comprendere le azioni svolte da altri.
Pertanto, interventi riabilitativi che si basino su tali ipotesi non sono efficaci e non possono rappresentare un'opzione alternativa ai percorsi riabilitativi codificati e garantiti dal Sistema Sanitario Nazionale.


Fare chiarezza su questa fondamentale scoperta e sulle troppo entusiastiche attribuzioni successive è importante per la diffusione di informazioni scientifiche valide, per ravvivare il pensiero critico nei giovani ricercatori e per orientare e motivare con maggiore saggezza l'assegnazione di fondi pubblici.



A dimostrazione dell'enfasi e di un certo fanatismo che ormai ruotano attorno ai neuroni specchio, proprio ieri ho ascoltato da una docente universitaria di Parma questa frase: "Rizzolatti ce lo portiamo in giro come l'ampolla alla processione".
La stessa docente ha poi presentato questo diagramma come si trattasse di conoscenze acquisite e senza alcun riferimento al fatto che quelle ipotetiche relazioni indicate dalle frecce non siano state dimostrate e alcune invece proprio smentite: