domenica 3 maggio 2020

La dipendenza dei giovani dai cellulari si conferma un allarme infondato



Nelle ultime settimane capita di leggere delle notizie così entusiaste sull’uso delle nuove tecnologie da dover cercare con gesto immediato un qualsiasi ancoraggio alla realtà pur del tutto instabile in questo periodo di esistenze sospese.

Accade che in un paio di mesi gli articoli e le interviste allarmistici sull’esposizione dei più giovani ai dispositivi digitali siano non solo soppiantati ma subiscano un’ondata denigratoria che genera un gradevole stordimento.

Queste ondate sono rivelatrici di come la comunicazione scientifica possa essere superficiale, esagerata e suggestiva se non  mediata con cura nel momento in cui viene diffusa al pubblico.

Proprio in questi giorni capita anche che sia trascorso un anno da quando, con Valigia Blu, abbiamo iniziato a far conoscere le ricerche più rigorose e ignorate sull'argomento e a rivelare la debolezza metodologica, l’infondatezza e gli interessi di parte di quegli studi che mettevano in guardia le famiglie dal far passare alle proprie figlie e ai propri figli del tempo sugli schermi digitali.


Questa serie di studi e delle notizie che li diffondevano trovavano terreno fertile nel meccanismo psicologico che ci fa considerare le nuove generazioni sempre in declino rispetto alle precedenti: le ragazze e i ragazzi di oggi sono meno rispettosi, meno intelligenti, meno competenti di una volta. Protzko e Schooler (2019) hanno trovato due spiegazioni a questo vizio perenne dell'umanità di denigrare le nuove generazioni: la tendenza a notare soprattutto i difetti degli altri e l'effetto di un'illusione che ci fa vedere i tempi passati sempre migliori di quelli attuali. È un'illusione perché la nostra memoria del passato è frammentaria e parecchio selettiva.

Stando a uno studio longitudinale pubblicato a gennaio da Douglas Downey e Benjamin Gibbs, non è neppure confermato che le bambine e i bambini di oggi abbiano meno relazioni sociali faccia a faccia rispetto a quelli cresciuti negli anni 1990, in base alle valutazioni fornite da insegnanti e genitori. 
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Sul tema:
- conversazione con Marco Parce, RadioInblu, 1 maggio 2020