sabato 17 marzo 2018

Dimmi QI sei. Viaggio nell'intelligenza e nella sua misurazione


Prima parte



Questo vuole essere l'inizio di un'esplorazione dei sentieri dell'intelligenza.
Passerà attraverso la lunga storia della sua misurazione e della sua definizione, le accese contestazioni, i falsi miti, i devastanti pregiudizi, la mole di prove scientifiche, la conoscenza che se ne ha, l'insegnamento che se ne dà.


Cos'è l'intelligenza?
Secondo la definizione più accettata e condivisa dagli esperti (Gottfredson 1997), l'intelligenza è una capacità mentale generale che, tra le altre cose, include le abilità di ragionare, pianificare, trovare soluzioni ai problemi, pensare in modo astratto, comprendere concetti complessi, apprendere velocemente e imparare dall'esperienza. Non si riferisce semplicemente all'apprendimento dai libri o alla riuscita nei test. Essa riflette una capacità più ampia e più profonda di capire il contesto in cui ci troviamo.
L'intelligenza così definita può essere misurata attraverso test appropriati.

Nel grafico sono riassunti i fattori che determinano l'intelligenza e l'impatto che l'intelligenza ha a sua volta sulle nostre vite.




Si tratta di uno schema molto chiaro che sintetizza decenni di studi e di risultati scientifici confermati.
Il QI (quoziente intellettivo), difatti, può dire molto su quali siano le prospettive di ciascuno di noi in termini di istruzione e professione, di salute fisica e mentale, di sopravvivenza.



Proprio come l'Indice di massa corporea o altri parametri biomedici che dipendono allo stesso modo da un insieme di fattori genetici e ambientali e che possono fornire indicazioni sullo stato di salute e sulla sopravvivenza.


Il QI è un punteggio composito ottenuto dai risultati a un determinato numero di prove psicometriche.

La valutazione dell'intelligenza e quindi la determinazione del QI viene effettuata in modo rigoroso.
Richiede che un esperto somministri una batteria predeterminata di test che esaminano diverse abilità (verbali, visuospaziali, ecc.), in condizioni appropriate (ad es. in assenza di febbre) e in tempi definiti (40-90 minuti in una o al massimo due sessioni separate da non più di una settimana).

Circa il 70% della popolazione ha un livello di intelligenza media, un altro 25% circa si colloca entro i limiti superiore e inferiore della media, il 2.5% ha un livello statisticamente inferiore alla media e il 2.5% ha un livello statisticamente superiore.



La determinazione del QI è molto importante nelle parti estreme della curva. Per i bambini con un QI inferiore alla media è cruciale attivare il più precocemente possibile i percorsi educativi (insegnante di sostegno) e assistenziali (certificazione) appropriati. Così come per i bambini con un QI superiore alla media è fondamentale attivare dei percorsi scolastici potenziati.

Ogni intervento attuato per abilitare, riabilitare o potenziare non porterà ad aumentare il QI ma a far esprimere al meglio le predisposizioni individuali in tutti gli aspetti della vita (adattivo, affettivo, sociale, ecc.).



Quante intelligenze abbiamo?
Una. Quella appena descritta.
Le ipotesi di 3, 7 o più intelligenze non hanno ottenuto alcuna conferma scientifica.
Spesso tali costrutti non sono distinguibili da tratti di personalità meglio definiti.
Ne deriva che per misurare questi incerti costrutti siano utilizzati strumenti altrettanto confusi e poco rigorosi.

Non è necessario appellarsi a un quoziente emotivo o a un quoziente creativo per identificare caratteristiche psicologiche individuali già ben definite.

La curiosità interessante è che il falso mito delle intelligenze multiple si trovi nei manuali di psicologia assieme ad altri errori o imprecisioni riguardanti il QI.

Un recente studio di Warne, Astle e Hill (2018) ha messo in evidenza che nella maggior parte dei manuali utilizzati per i corsi introduttivi di psicologia la descrizione dell'intelligenza sia spesso inaccurata.

Si tratta dei manuali di base per insegnamenti di psicologia generale o istituzioni di psicologia che sono nel piano di studi di diversi corsi di laurea anche nelle nostre università (da scienze politiche a economia a scienze della formazione, ecc.).

Tra gli errori comuni che si ritrovano anche nei manuali italiani vi sono le imprecisioni con cui sono riportate le teorie sull'intelligenza e le definizioni stesse di intelligenza, l'identico peso dato a quelle teorie che hanno ricevuto scarso fondamento scientifico, la sproporzione attribuita di volta in volta più a fattori genetici o ambientali, ecc..
In alcuni altri manuali l'intelligenza non viene proprio trattata.

Dato questo stato dell'insegnamento dell'intelligenza nelle università, ne deriva che le conoscenze dei futuri insegnanti, economisti, architetti, medici, giornalisti, ecc. siano confuse quando non sbagliate del tutto.

Eppure non sarebbe affatto complicato fare chiarezza, perché sull'intelligenza abbiamo oggi molte certezze, prove documentate del suo impatto e efficacia della sua misurazione.

Sappiamo anche che non è un'esclusiva di noi umani: la condividiamo con diverse specie animali come insieme di capacità che si sono evolute in risposta a problemi specifici (Vallortigara 2004).








Bibliografia

Gottfredson L.S. (1997). Mainstream science on intelligence: An editorial with 52 signatories, history and bibliography. Intelligence, 24(1), 13-23.

Ritchie,S. (2015). Intelligence: All that matters. John Murray Learning, London.


Vallortigara G. (2004). Intelligenza animale. In Manuale di Psicologia Generale (a cura di M. Zorzi e V. Girotto), pp. 303-317, Il Mulino, Bologna.


Warne R.T., Astle M.C., Hill J.C. (2018). What do undergraduates learn about human intelligence? An analysis of introductory psychology textbooks. Archives of Scientific Psychology, 6(1), 32-50.

II - Dimmi QI sei - Seconda parte


1 commento:

  1. Grazie Dott.sa T.Metitieri, una lezione chiara e utile. Buona giornata.

    RispondiElimina